Cosa prevede l’art. 271 comma 7-bis del D.Lgs. 152/06 per gli allevamenti suini. ARPA
Postato su: mar 29, 2026
Categorie: Allevamenti , Benessere animale , Suini
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Emissioni in allevamento suinicolo: cosa prevede l’art. 271 comma 7-bis del D.Lgs. 152/06
Negli ultimi anni i controlli da parte di ARPA negli allevamenti suinicoli sono diventati sempre più frequenti e mirati, in particolare sull’utilizzo di detergenti, disinfettanti e biocidi.
Molti allevatori si trovano oggi a dover rispondere a contestazioni legate alla presenza di alcune sostanze chimiche nei prodotti utilizzati in stalla.
Ma qual è la normativa di riferimento?
Il punto chiave è il D.Lgs. 152/2006, in particolare l’articolo 271, comma 7-bis, che disciplina le emissioni in atmosfera.
https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2006-04-14&atto.codiceRedazionale=006G0171Per consultare il testo ufficiale della norma è possibile accedere direttamente al sito Normattiva:
Cosa dice l’art. 271 comma 7-bis
La norma stabilisce che devono essere limitate o, ove possibile, sostituite le sostanze classificate come pericolose, soprattutto quando contribuiscono alle emissioni in atmosfera.
In particolare, l’attenzione è rivolta alle sostanze classificate secondo il regolamento CLP come:
- cancerogene
- mutagene
- tossiche per la riproduzione
Questo significa che non è solo la presenza della sostanza a essere rilevante, ma anche il modo in cui viene utilizzata.
Se un prodotto genera vapori, aerosol o emissioni diffuse, rientra pienamente nel campo di applicazione della norma.
Perché questa norma riguarda gli allevamenti suini
Negli allevamenti suinicoli l’utilizzo di prodotti chimici è quotidiano:
- disinfezione delle strutture
- pulizia degli ambienti
- trattamenti sanitari
Spesso questi prodotti vengono applicati tramite spray o nebulizzazione, generando emissioni nell’ambiente.
È proprio questo aspetto che porta ARPA a intervenire: le emissioni diffuse non controllate possono avere un impatto su ambiente, operatori e animali.
Le frasi H sotto osservazione
Un elemento fondamentale nei controlli è la presenza delle cosiddette “frasi H” nelle schede di sicurezza dei prodotti.
Le più critiche sono:
- H350, H351 → sostanze cancerogene
- H340, H341 → sostanze mutagene
- H360, H361 → tossiche per la riproduzione
- H300, H310, H330 → elevata tossicità acuta
La presenza di queste classificazioni non comporta automaticamente un divieto, ma richiede una valutazione molto attenta.
È vietato utilizzare questi prodotti?
No, ed è importante chiarirlo.
La normativa non introduce un divieto assoluto, ma impone alcuni obblighi precisi:
- valutare se esistono alternative meno pericolose
- ridurre al minimo le emissioni
- giustificare l’utilizzo delle sostanze più critiche
In assenza di queste valutazioni, ARPA può richiedere modifiche o limitazioni nell’utilizzo dei prodotti.
Attenzione alle differenze regionali
Anche se la legge è nazionale, la sua applicazione può variare.
Alcune regioni, in particolare quelle ad alta densità zootecnica come Emilia-Romagna e Lombardia, adottano controlli più rigorosi.
Per questo motivo è fondamentale non limitarsi al rispetto formale della norma, ma adottare un approccio preventivo.
Come evitare problemi e sanzioni
Per gli allevatori è fondamentale adottare alcune buone pratiche:
- verificare sempre le schede di sicurezza (SDS) dei prodotti
- controllare le frasi H presenti
- preferire prodotti senza sostanze CMR (cancerogene, mutagene, reprotossiche)
- scegliere soluzioni a basso impatto ambientale
- documentare le modalità di utilizzo e gestione
Questo non solo riduce il rischio di sanzioni, ma migliora anche la sicurezza complessiva dell’allevamento.
La soluzione Medi Nova
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- rispettano i requisiti del D.Lgs. 152/06
- riducono il rischio di contestazioni ARPA
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